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Robert Downey Jr. si conferma l’attore più espressivo della sua generazione. In Charlot vediamo Chaplin da quando crea il mitico personaggio del Vagabondo, Tramp in originale, fino alla cerimonia dell’Oscar alla carriera. Curiosamente, appena ho finito di vedere il film, ho cercato il filmato della consegna quel premio, e vi consiglio di provare quest’esperienza: guardate il film, e giunti ai titoli di coda, guardate il video: emozionante dal punto di vista umano e non solo.

E infatti è triste da dire, ma mi sono emozionato molto (moltissimo) di più quando l’ottuagenario Chaplin fa svolazzare la bombetta in quel video, che in tutto il film. Sì, Downey fa trasparire in maniera eccellente quel personaggio, il mito dietro ai baffetti, ma manca ciò che volevo vedere: il talento oltre il vagabondo. Purtroppo qui si da spazio ad altro, alle origini, al momento in cui raggiunge il successo, e (saltando il semplicistico litigare con Hoover) principalmente al rapporto con le donne della sua vita. Magari per lui è stato vitale, ma a me non interessava. Volevo vedere meglio la parte della vita di Chaplin in cui l’attore dava nuova linfa alla sua carriera, lasciava Charlot e diventava Calvero, Verdoux, Shahdov… e anche la sua voglia di rivalsa, che si catalizzatava in quelle pellicole.

E invece niente.

Ma la colpa è mia, capita: io cercavo una cosa, e il film ne offriva un’altra; naturalmente era un’ottima “altra”, e come poteva non esserla? Downey Jr protagonista, Attemborough alla regia, una cast di eleganti comprimari, tra i quali Kevin Kline, Dan Aykroyd e James Woods. Ah già, dimenticavo un Anthony Hopkins versione paracarro assolutamente inutile, ma facciamo finta di niente che va bene lo stesso.

Ultima  immancabile nota negativa per il doppiaggio italiano: ma come cacchio si fa a dare la voce di Francesco Vairano a Chaplin? L’avete presente, il professor Piton della saga di Harry Potter! Ottimo, anzi fantastico…ma che c’azzezza con Downey Jr.? Proprio perchè la sua è una voce molto particolare, di certo non la si può appioppare a lui, è terribilemente straniante,  ad un personaggio che perdipiù appare prima ventenne e poi novantenne, rendendolo “finto”. Bocciata.

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Un killer che tiene in scacco gli Stati Uniti per trent’anni, personaggi che sacificano tutto per incastarare ‘sto stronz… , musica anni settanta, e probabilmente tra le migliori regie di Fincher. Ecco, questo è Zodiac.

Un thriller ricco di dialoghi, situazioni, personaggi, e soprattutto di sequenze notevoli (vedi l’assasinio della coppia sul lago). Poi il tutto scema leggermente, vuoi per l’uscita di scena di Robert Downey Jr. (sballato come l’attore, a dir la verità), vuoi perché inizi a subodorare che il mostro non lo beccano, vuoi per gli sbuffi dopo aver visto la lancetta dell’orologio fare il secondo giro…

Meglio la prima parte della seconda, macomunque sonori complimenti a Gyllenhaal, Downey Jr., Ruffalo, e al dottor Greene coi capell…ehm, Anthony Edwards…

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