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Il prigioniero di Azkaban è un capolavoro. Punto.  Il resto qua sotto potete anche saltarlo, sono solo complimenti.

Premessa fondamentale: molte cose non sono per niente fedeli al libro, anzi. Ma Cuarón ci mette del suo, eccome!

<<Ancora una volta la tua mente brillante si è applicata e sei giunto alla soluzione sbagliata>> La sequenza alla stamberga strillante è una splendida prova di recitazione collettiva: ti senti parte della narrazione, battute stringenti e perfette, un ritmo serrato e accattivante, per non parlare dell’ambientazione dark: questa sì che è una svolta! Se prima Columbus aveva dato un’impronta più di “kolossal per bambini e ragazzi”, in questo capitolo tutto è più cupo e maturo; Onor del vero, il buon Colombus si era proprio dovuto inventare l’intero universo potteriano, ma il talentuoso regista messicano ha saputo ampliarlo e valorizzarlo. La magia non porta solo colore e allegria, ma inganni, menzogne e morte. Inoltre, se saltiamo direttamente la ciofeca di Newell (Il calice di fuoco-libro è magnifico, il film è una porcheria), notiamo come Yates ne segua perfettamente l’insegnamento di “oscurità”. Cuarón dona alla narrazione profondità e maturità, grazie ai paesaggi, alle musiche e a geniali effetti di ripresa (lo specchio del molliccio in ufficio da Lupin, gli ingranaggi dell’orologio di Hogwarts, ecc.) . E poi fa ridere. Ma sopratutto, fa paura.

Ed infine l’intreccio è un meccanismo perfetto, dove (e io lo adoro) ogni elemento e ogni situazione ha un senso ed una precisa posizione. Ancora non capisco come tutti i primi quattro episodi possano essere opera dello stesso sceneggiatore, Steven Kloves. Carino, carino, meraviglioso e schifoso, ecco il bilancio. Poi ha saltato L’ordine della fenice (meno male, perché era un’episodio eccezionale anche quello) e a luglio ce lo ritroviamo con Il principe mezzosangue. Speriamo bene, ecco.

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