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Tratto dal romanzo A voce alta di Bernhard Schlink, The Reader è un film ambientato nella Germania post-guerra, ma non si focalizza sull’Olocausto, se non come sfondo, proponendosi invece come un romanzo di formazione. Un po’ fiacco, un po’ lento, un po’ supericiale.

Ralph Fiennes è solo una comparsa, come pure il ragazzino. Lo sviluppo è terribilmente lento, mentre la scena è tutta per Kate Winslet, soprattuto perché si sa già come va a finire il film, ed è il suo personaggio a suscitare tutto l’interesse dello spettatore (penso).

Purtroppo, checché nei trailer dicano “cosa nasconderà il suo passato?“, dagli stessi trailer e servizi giornalistici, (un po’ come per Sette anime), chiunque vada al cinema è consapevole della sostanza del film (che la ninfomane-letterata Hannah è in realtà una nazista), e quindi metà della sorpresa è già bell’andata. Resta solo la curiosità di conoscerne la forma (come si comporta una donna apparentemente normale, che è in realtà è stata una ex-sorvegliante delle SS?).

La Winslet ha vinto l’Oscar per questa sua interpretazione, ma l’ho vista molto più in forma in Revolutionary Road. Probabilmente è colpa del personaggio, là molto più emotivo, qua un po’ più freddo, quasi ottuso, vedi l’interrogatorio durante il processo, hai l’impressione che sia proprio una zombi, dai…

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Dov’ è il problema di Operazione Valchiria? Ditemi, voi che il film l’avete visto: vi siete appassionati al guercio Cruise? Anche solo per un momento?

Io no. Avrei voluto “vivere” il colpo di stato con lui ed i suoi uomini, è questo lo scopo di ogni film, credo. Ma sullo schermo passava più l’emozione del centralinista-quasi-ribelle, che quella delle azioni della resistenza.

Un punto a favore di Singer: è veramente dura, immagino, fare un film del quale tutti sanno già il finale. Anche se, onor del vero, c’è sempre qualcuno che vuol sapere se Hitler morirà davvero, se il Titanic affonderà sul serio, e se Cristo verrà crocefisso o meno.

A noi umani è però concesso il non-sapere come e quando l’attentato fallirà, e che fine farà Stauffemberg e soci. Quindi l’idea di girare un thriller è perfetta, e il regista dimostra di saper creare tensione a manetta, vedi già solo l’attentato aereo mancato all’inizio, o la trovata di non far vedere più il Fuhrer dopo l’esplosione. Ah, notevole anche la fedele ricostruzione della Germania nazista.

Oltre a queste qualità però, nulla più.

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Io non sono un giornalista (per ora!). Questo blog non è una testata giornalistica (ai sensi di nessunissima legge vigente). Le immagini qui riportate sono prese dalla versione in lingua inglese di Wikipedia (seguo anch'io la GNU Free Documentation License)