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Togliete la scodella di capelli che ha Javier Bardem, e metteteci una logora maschera da hockey. Oppure un volto ustionato. O qualunque altro instancabile e infallibile killer che vi venga in mente. Sarà la stessa, identica, cosa.

E infatti, con una misera borsa di bigliettoni (il più classico tra gli espedienti), ecco innescarsi un meccanismo sanguinario per cui è evidente come per i Cohen il male trionfi sul bene, e che la morte arriva quando meno te lo aspetti. A casaccio, anche.

Con la dovuta sospensione dell’incredulità, e quindi soprassendendo sul’invincibilità di Bardem, l’idiozia di Brolin, l’incapacità di agire di tutte le forze di polizia, il film lo si apprezza eccome. Non è un paese per vecchi il bel filmone da Oscar che ci si aspetta? Proprio da Oscar non saprei (si sa, le nomination piovono un po’ così…), ma un film godibilissimo, un thriller classico, un intreccio di eventi che culminano con le considerazioni finali di un sempre in forma Tommy Lee Jones.

E che nessuno lo sfotta perché apparentemente somiglia al cowboy de Le tre sepolture, grazie.

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Appaloosa è un gran wester moderno. Western, perché riprende tutti gli elementi classici del genere (i pistoleri alla Clint Eastwood, il prigioniero da scortare, l’assalto al treno, il duello, ecc..), e moderno, perché aggiunge maggior profondità, realismo e anche riflessione.

Due uomini votati l’un l’altro? Sì, ma uno vede una donna, s’innamora, e vuole stare con lei nonostante tutto; l’altro se ne andrà, perché vede che dovrà proseguire nella vita senza il proprio compagno. Possono andare avanti tutto il film a fare i duri? No, fanno anche un pochetto gli stronzi, le battute sono taglienti e divertenti. Il cattivo che ha una nuova chance, fa ancora il cretino? No, si redime leggermente, e fa affari più onesti. Sì, insomma, è bello vedere personaggi non prigionieri di un qualche cavolo di ideale per tappare i buchi di sceneggiatura: coerenti e coi piedi per terra.

Renée Zellweger con due guance da spararle, un personaggio che ho trovato un po’ viscido… Jeremy Irons ha la faccia da spregiudicato cattivo, mentre i maturi Ed Harris e Viggo Mortensen sono molto convincenti nell’essere quei silenziosi “portatori di pace”.

Una pellicola che parte decisamente bene, ma ha venti minuti di troppo: troppo lunghi, troppo lenti, troppa noia.

Peccato, però se potessi lo riguarderei ancora.

Ma solo il primo tempo.

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