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Tratto dal romanzo A voce alta di Bernhard Schlink, The Reader è un film ambientato nella Germania post-guerra, ma non si focalizza sull’Olocausto, se non come sfondo, proponendosi invece come un romanzo di formazione. Un po’ fiacco, un po’ lento, un po’ supericiale.

Ralph Fiennes è solo una comparsa, come pure il ragazzino. Lo sviluppo è terribilmente lento, mentre la scena è tutta per Kate Winslet, soprattuto perché si sa già come va a finire il film, ed è il suo personaggio a suscitare tutto l’interesse dello spettatore (penso).

Purtroppo, checché nei trailer dicano “cosa nasconderà il suo passato?“, dagli stessi trailer e servizi giornalistici, (un po’ come per Sette anime), chiunque vada al cinema è consapevole della sostanza del film (che la ninfomane-letterata Hannah è in realtà una nazista), e quindi metà della sorpresa è già bell’andata. Resta solo la curiosità di conoscerne la forma (come si comporta una donna apparentemente normale, che è in realtà è stata una ex-sorvegliante delle SS?).

La Winslet ha vinto l’Oscar per questa sua interpretazione, ma l’ho vista molto più in forma in Revolutionary Road. Probabilmente è colpa del personaggio, là molto più emotivo, qua un po’ più freddo, quasi ottuso, vedi l’interrogatorio durante il processo, hai l’impressione che sia proprio una zombi, dai…

In Bruges. Tra i film più consigliati dell’anno. Un sicuro cult. E’ persin difficile parlarne senza rovinarne la bellezza (ma qui va a gusti!) ed evitare spoiler che ne comprometterebbero la visione!

Dialoghi e battibecchi eccezionali, scene dotate di ritmo, musiche tristi e d’atmosfera al punto giusto, e un finale che ti piomba addosso, per il quale speri in un ulteriore trovata geniale: forse eri stato abituato troppo bene… dai! Ancora una!

Naturalmente, è passato in sordina. Ma sì, continuiamo piuttosto a parlare di Sette anime all’infinito. Qua sì, che c’è La coscienza dell’assassino del sottotitolo italiano (quagliante, per una volta). Un ottimo equilibrio infatti tra la malinconia della situazione generale, e il tono dei dialoghi e dei singoli episodi esilaranti e al limite del grottesco.

I personaggi dei killer protagonisti sono strepitosi; non stereotipati in rudezza e maniere brusche, ma forse al contrario, modi eleganti, pronti alla dialettica, e sopratutto di saldi principi (tanto per farne una citazione).

E ora chiudo, che se no finisce che svelo tutto!

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