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C’era una volta, nel 2001, L’animale morente, romanzo di Philip Roth; nel 2008 la regista spagnola Isabel Coixet si ritrova a dirigerne la trasposizione, con Ben Kingsley, Penélope Cruz e Dennis Hopper. La intitola Elegy: l’elegia è un tipo di poesia classica, malinconica, con dietro una sfilza di significati letterari che… beh, un titolo fascinoso, ci sta.

Nel 2009 arrivano quelli di 01 Distribution, ed ecco una fedele e top-secret ricostruzione dei fatti:

– Come lo traduciamo, il titolo di ‘sta lagna? – domanda il primo
– Mhhh… – risponde il secondo, che ha già visto il film.
– Non sai se è una lagna, o non sai come tradurlo? – incalza il primo.
– No, una lagna no… sì, in effetti lo è… Comunque, la fotografia è molto valida, è la recitazione che eccessivamente impostata e “teatrale”… Il film è incentrato su di un professore, il tempo per lui che passa, lo scoprirsi innamorato e geloso di una donna di trent’anni più giovane, il lasciarsela scappare, accorgersi che la sua solida indipendenza non gli è servita poi a molto, e poi la solita tragedia finale… – spiega infine.
– Ehi, ehi, aspetta: hai detto “professore”? – chiede un terzo, sbucato dal nulla. – Ma la tipa è poi mica una sua studentessa?
– Beh, sì – tenta di spiegare il secondo. – Lei è un’universitaria, frequenta le sue lezioni, e appena superato l’esame, credo a neanche cinque minuti dall’inizio, i due iniziano a frequentarsi e…
– “Lezioni” hai detto? Ce l’ho ragazzi, ce l’ho! “Lezioni d’amore“! Che ve ne pare?
– Ma veramente “Elegia”  era…
– Grazie, grazie, sei stato preziossimo! Ora scappo, ciao.

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