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Appaloosa è un gran wester moderno. Western, perché riprende tutti gli elementi classici del genere (i pistoleri alla Clint Eastwood, il prigioniero da scortare, l’assalto al treno, il duello, ecc..), e moderno, perché aggiunge maggior profondità, realismo e anche riflessione.

Due uomini votati l’un l’altro? Sì, ma uno vede una donna, s’innamora, e vuole stare con lei nonostante tutto; l’altro se ne andrà, perché vede che dovrà proseguire nella vita senza il proprio compagno. Possono andare avanti tutto il film a fare i duri? No, fanno anche un pochetto gli stronzi, le battute sono taglienti e divertenti. Il cattivo che ha una nuova chance, fa ancora il cretino? No, si redime leggermente, e fa affari più onesti. Sì, insomma, è bello vedere personaggi non prigionieri di un qualche cavolo di ideale per tappare i buchi di sceneggiatura: coerenti e coi piedi per terra.

Renée Zellweger con due guance da spararle, un personaggio che ho trovato un po’ viscido… Jeremy Irons ha la faccia da spregiudicato cattivo, mentre i maturi Ed Harris e Viggo Mortensen sono molto convincenti nell’essere quei silenziosi “portatori di pace”.

Una pellicola che parte decisamente bene, ma ha venti minuti di troppo: troppo lunghi, troppo lenti, troppa noia.

Peccato, però se potessi lo riguarderei ancora.

Ma solo il primo tempo.

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