You are currently browsing the monthly archive for marzo 2009.

Robert Downey Jr. si conferma l’attore più espressivo della sua generazione. In Charlot vediamo Chaplin da quando crea il mitico personaggio del Vagabondo, Tramp in originale, fino alla cerimonia dell’Oscar alla carriera. Curiosamente, appena ho finito di vedere il film, ho cercato il filmato della consegna quel premio, e vi consiglio di provare quest’esperienza: guardate il film, e giunti ai titoli di coda, guardate il video: emozionante dal punto di vista umano e non solo.

E infatti è triste da dire, ma mi sono emozionato molto (moltissimo) di più quando l’ottuagenario Chaplin fa svolazzare la bombetta in quel video, che in tutto il film. Sì, Downey fa trasparire in maniera eccellente quel personaggio, il mito dietro ai baffetti, ma manca ciò che volevo vedere: il talento oltre il vagabondo. Purtroppo qui si da spazio ad altro, alle origini, al momento in cui raggiunge il successo, e (saltando il semplicistico litigare con Hoover) principalmente al rapporto con le donne della sua vita. Magari per lui è stato vitale, ma a me non interessava. Volevo vedere meglio la parte della vita di Chaplin in cui l’attore dava nuova linfa alla sua carriera, lasciava Charlot e diventava Calvero, Verdoux, Shahdov… e anche la sua voglia di rivalsa, che si catalizzatava in quelle pellicole.

E invece niente.

Ma la colpa è mia, capita: io cercavo una cosa, e il film ne offriva un’altra; naturalmente era un’ottima “altra”, e come poteva non esserla? Downey Jr protagonista, Attemborough alla regia, una cast di eleganti comprimari, tra i quali Kevin Kline, Dan Aykroyd e James Woods. Ah già, dimenticavo un Anthony Hopkins versione paracarro assolutamente inutile, ma facciamo finta di niente che va bene lo stesso.

Ultima  immancabile nota negativa per il doppiaggio italiano: ma come cacchio si fa a dare la voce di Francesco Vairano a Chaplin? L’avete presente, il professor Piton della saga di Harry Potter! Ottimo, anzi fantastico…ma che c’azzezza con Downey Jr.? Proprio perchè la sua è una voce molto particolare, di certo non la si può appioppare a lui, è terribilemente straniante,  ad un personaggio che perdipiù appare prima ventenne e poi novantenne, rendendolo “finto”. Bocciata.

Tratto dal romanzo A voce alta di Bernhard Schlink, The Reader è un film ambientato nella Germania post-guerra, ma non si focalizza sull’Olocausto, se non come sfondo, proponendosi invece come un romanzo di formazione. Un po’ fiacco, un po’ lento, un po’ supericiale.

Ralph Fiennes è solo una comparsa, come pure il ragazzino. Lo sviluppo è terribilmente lento, mentre la scena è tutta per Kate Winslet, soprattuto perché si sa già come va a finire il film, ed è il suo personaggio a suscitare tutto l’interesse dello spettatore (penso).

Purtroppo, checché nei trailer dicano “cosa nasconderà il suo passato?“, dagli stessi trailer e servizi giornalistici, (un po’ come per Sette anime), chiunque vada al cinema è consapevole della sostanza del film (che la ninfomane-letterata Hannah è in realtà una nazista), e quindi metà della sorpresa è già bell’andata. Resta solo la curiosità di conoscerne la forma (come si comporta una donna apparentemente normale, che è in realtà è stata una ex-sorvegliante delle SS?).

La Winslet ha vinto l’Oscar per questa sua interpretazione, ma l’ho vista molto più in forma in Revolutionary Road. Probabilmente è colpa del personaggio, là molto più emotivo, qua un po’ più freddo, quasi ottuso, vedi l’interrogatorio durante il processo, hai l’impressione che sia proprio una zombi, dai…

Il quasi-mostro sacro Michael Caine e il sempre-astro-nascente Jude Law si scontrano nell’avvincente thriller Sleuth – Gli insospettabili, un meccanismo perfetto, dai dialoghi serrati e taglienti.

Quello che ho appena detto è però valido solo per la prima metà del film, il resto è decisamente sottotono. Si parte con due belle performance dei protagonisti, mai sopra le righe, poi si scala verso la perversione, il cliché, o semplicemente la mancanza di idee, chiamatela come vi pare.

Delusione infatti per l’ultimo possibile inganno: lo era oppure no? I titoli di coda non ce lo diranno mai… forse è magari un bene. Già il secondo non funziona tanto, ma questo è anche merito della non perfetto mascheramento vocale del doppiatore Niseem Onorato; l’aspetto del personaggio potrà anche essere efficace (e aiuta il fatto che Branagh non lo inquadri mai decentemente), ma la voce… Chissà com’era nell’originale.

Bisogna comunque dare atto a Branagh che mantenere un alto livello per più di un’ora di film, girato nello stesso ambiente e con gli stessi due personaggi non deve essere facile, ecco magari il perché di quelle particolari (azzardate?) riprese, inquadrature, ambientazioni e luci.

Nota all’improbabile e inutile sottotitolo italiano: ma insospettabili DE CHE?!?…

Togliete la scodella di capelli che ha Javier Bardem, e metteteci una logora maschera da hockey. Oppure un volto ustionato. O qualunque altro instancabile e infallibile killer che vi venga in mente. Sarà la stessa, identica, cosa.

E infatti, con una misera borsa di bigliettoni (il più classico tra gli espedienti), ecco innescarsi un meccanismo sanguinario per cui è evidente come per i Cohen il male trionfi sul bene, e che la morte arriva quando meno te lo aspetti. A casaccio, anche.

Con la dovuta sospensione dell’incredulità, e quindi soprassendendo sul’invincibilità di Bardem, l’idiozia di Brolin, l’incapacità di agire di tutte le forze di polizia, il film lo si apprezza eccome. Non è un paese per vecchi il bel filmone da Oscar che ci si aspetta? Proprio da Oscar non saprei (si sa, le nomination piovono un po’ così…), ma un film godibilissimo, un thriller classico, un intreccio di eventi che culminano con le considerazioni finali di un sempre in forma Tommy Lee Jones.

E che nessuno lo sfotta perché apparentemente somiglia al cowboy de Le tre sepolture, grazie.

Disclaimer

Io non sono un giornalista (per ora!). Questo blog non è una testata giornalistica (ai sensi di nessunissima legge vigente). Le immagini qui riportate sono prese dalla versione in lingua inglese di Wikipedia (seguo anch'io la GNU Free Documentation License)