A History of Violence è esattamente cioè che propone con il suo titolo: una storia di violenza. Non solo story però, ma direttamente history, cioè impermeata nella società. Violenza nei sicari, violenza a scuola, e violenza nel sesso.

La cosa terribile è che nel film il momento in cui funziona meno è proprio il “violento” (con le virgolette) finale: ai limiti del ridicolo, e con le frasi di Hurt che non levano comunque la situazione dall’impiccio (ma battute simili funzionano eccome in In Bruges, tanto per citare l’ultimo).

La figura carismatica di Ed Harris (che attendo di vedere con l’eccezionale Viggo in Appaloosa, ma per ora i film di provincia lo evitano a favore di Beverly Hills Chiuhauha, bleah) muore subito. Pensavo fosse l’antagonista con quale duellare a morte, e invece subito, PAM! Allora spero che l’ambiguità sul passato di Tom/Joey prosegua ancora un po’, ma invece no, due secondi dopo confessa tutto.

E ora che si fa? Si attende. Che Joey ammazzi i cattivi, e che la moglie e la famiglia accettino il nuovo Tom.

Per la cronaca, ora che l’ho visto ho capito come mai in La promessa dell’assassino c’erano così poche sparatorie… Cronenberg aveva finito i proiettili!

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