La promessa dell’assassino è duro da digerire. Ti lascia addosso un senso di angoscia, di schifo e di impotenza.

Naomi Watts ricerca i parenti a cui affidare la figlia di una quattordicenne morta, probabilmente invischiata in prostutizione e mafia russa. Certo che quando vedi in che schifo di situazione si potrebbe cacciare, devi iniziare a domandarti se è il caso di proseguire o meno, per il bene della piccola dico.

La trama è sostanzialmente quella, ed il tempo e le situazioni sono realistiche. Il pestaggio nella doccia è crudo, e non ci sono le scazzottate hollywoodiane. Ecco, se nella realtà mi trovassi in una doccia e cercassi di seccare uno come Nicolai, le prenderei esattamente nella stessa maniera!

E se nella memoria collettiva rimarrà la scena cult col corpo tatuato di Mortensen, forse è più indicata quella in cui lui siede al tavolo del ristorante. Potente, ma solo. Emblema di un noir che non parla solo di omicidi e intrecci, insomma.

Oh, naturalmente si parla di Eastern Promises, le promesse da marinaio fatte alle ragazze dell’est: di assassini il film è pieno, ma nessuno che prometta nulla. Ah, potenza dei distributori italiani…

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