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In Bruges. Tra i film più consigliati dell’anno. Un sicuro cult. E’ persin difficile parlarne senza rovinarne la bellezza (ma qui va a gusti!) ed evitare spoiler che ne comprometterebbero la visione!

Dialoghi e battibecchi eccezionali, scene dotate di ritmo, musiche tristi e d’atmosfera al punto giusto, e un finale che ti piomba addosso, per il quale speri in un ulteriore trovata geniale: forse eri stato abituato troppo bene… dai! Ancora una!

Naturalmente, è passato in sordina. Ma sì, continuiamo piuttosto a parlare di Sette anime all’infinito. Qua sì, che c’è La coscienza dell’assassino del sottotitolo italiano (quagliante, per una volta). Un ottimo equilibrio infatti tra la malinconia della situazione generale, e il tono dei dialoghi e dei singoli episodi esilaranti e al limite del grottesco.

I personaggi dei killer protagonisti sono strepitosi; non stereotipati in rudezza e maniere brusche, ma forse al contrario, modi eleganti, pronti alla dialettica, e sopratutto di saldi principi (tanto per farne una citazione).

E ora chiudo, che se no finisce che svelo tutto!

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Io non sono un giornalista (per ora!). Questo blog non è una testata giornalistica (ai sensi di nessunissima legge vigente). Le immagini qui riportate sono prese dalla versione in lingua inglese di Wikipedia (seguo anch'io la GNU Free Documentation License)
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